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Installare e configurare Apache Web Server su Ubuntu o su Debian

Per creare un web server basato su Apache, appoggiandosi ad una comune macchina Ubuntu o Debian, procedere come segue.

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1. Installare Apache

sudo apt-get update
sudo apt-get install apache2

Per verificare se correttamente installato, andare sul sito

localhost

dovreste trovare scritto 'It works!'

2. Configurare

Tutti i file di configurazione si trovano in

"/etc/apache2"

si può visualizzare tramite terminale con 

cd /etc/apache2
ls -F

apparirà

apache2.conf    envvars       magic             mods-enabled/     sites-available/
conf.d/ httpd.conf mods-available/ ports.conf sites-enabled/

tra i quali, i più importanti

apache2.conf: la configurazione del webserver
sites-available/: contiene i virtual host

3. Aggiungere i file del sito da esporre

Come includere i propri files php (o html) in modo da poterli esporre ad Apache, posizionarli nella cartella:

/var/www

Nota

La cartella necessita di permessi di root per essere modificata.
E' possibile (ma sconsigliato) modificare questi permessi con il comando:

sudo chown <user> /var/www

dove al posto di <user> dovrete inserire il vostro nome utente (questo comando va applicato anche a tutti i file predefiniti all'interno).
Si potrà in questo modo copiare direttamente da Nautilus.

Per copiare i file da terminale, senza modificare i permessi della suddetta cartella (consigliato per questioni di sicurezza), il comando è:

sudo cp <file da copiare> /var/www

Come calcolare gli Hash MD5, SHA1, SHA-256, CRC32 in Windows, Linux, Mac e online

Cosa sono

Gli Hash sono usati in informatica per mappare una stringa (una sequenza di bit) di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza predefinita.

E' una sorta di 'firma' di un documento elettronico. Per ogni stringa si può calcolare un hash, quindi ogni stringa diversa avrà hash diverso.
Tuttavia calcolando 2 volte l'hash di uno stesso file (stringa) si avrà come risultato lo stesso output.
Hash calcolati con algoritmi diversi, ovviamente daranno diverso risultato.

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Vengono usate per verificare l'integrità dei file (usati per questo anche in informatica forense).
Per esempio quando scaricate una ISO di Windows, sotto il link per il download troverete la corrispondente chiave SHA1.

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Ebbene, una volta scaricato sul PC, per verificare che il file sia integro (privo di errori di trasmissione o di manomissioni volontarie per via di attacchi MITM) basterà ricalcolare l'hash in locale e confrontarlo con la stringa fornita online.

Approfondimento sugli Hash, qui.

Windows 

E' possibile usare CertUtil:

CertUtil -hashfile c:\path\filename.ext <algoritmo>

al posto di <algoritmo> inserire uno tra questi: MD2, MD4, MD5, SHA1, SHA256, SHA384, SHA512.

In alternativa è possibile utilizzare l'utilità File Checksum Integrity Verifier (FCIV) per calcolare i valori hash crittografici MD5 o SHA-1 di un file.

FCIV -md5 -sha1 c:\path\filename.ext

Non è possibile generare CRC32, tuttavia per Windows esiste anche un utilissimo programma gratuito di Nirsoft,
HashMyFiles, prelevabile dal relativo sito, che permette il calcolo da GUI anche con tale algoritmo.

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Linux

Per calcolarlo di una stringa:

$ echo abcdefg.. | md5sum
$ echo abcdefg.. | sha1sum

Per il calcolo CRC32 di un file:

$ cksum /path/filename.ext

Per il calcolo MD5 o SHA di un file:

$ md5sum /path/filename.ext
$ sha1sum /path/filename.ext
$ sha256 /path/filename.ext
$ sha512 /path/filename.ext

Per verificarlo:

$ sha256sum -c /path/filename-CHECKSUM

in questo caso, se il calcolo coincide, verrà dato un OK.

Mac OS

md5 /path/filename.ext
shasum -a 1 /path/filename.ext
shasum -a 256 /path/filename.ext
crc32 /path/filename.ext

Calcolo online

E' possibile anche usare dei tool online.
Uno di questi è sicuramente OnlineMD5.com, che ci permetterà di calcolare gli hash MD5 e SHA sia per file che per stringhe di testo direttamente da browser e senza caricare fisicamente il file.

Come accedere alle cartelle condivise di VirtualBox da Ubuntu o in generale da Linux

Se Usate spesso VirtualBox, vi sarete trovati nella situazione di dover spostare dei file dalla macchina Host (il sistema principale) alla macchina Guest (il sistema emulato).

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Per fare questo, nel caso si usasse Windows come Guest (nella VM), non ci sono problemi.
In tal caso basterà creare una cartella condivisa con auto-montaggio, e aver installato le VirtualBox Guest Additions.
In questo modo ad ogni avvio del Guest, si troverà la cartella montata 'in rete', che rimanda a quella del sistema fisico.

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Nel caso si dovesse usare Linux come sistema Guest le cose si complicano, ed è necessario un passo aggiuntivo, vediamolo.

Passo 1 - Installare le Virtual Box Guest Additions

All'interno della macchina virtuale Linux (Ubuntu)

Aprire un terminale e Acquisire i diritti di root con:

sudo su

Aggiornare la lista dei packages

apt-get update

Installare le VirtualBox Guest Additions

apt-get install virtualbox-guest-dkms

Riavviare il sistema (la VM), e poi spegnerla per il prossimo passo.

Passo 2 - Creare la cartella condivisa

Da sistema Host, creiamo la cartella condivisa e selezioniamola dalle impostazioni della macchina virtuale:

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Passo 3 - Diamo i permessi di accesso

Per poter aprire la cartella appena condivisa, dobbiamo dare il seguente comando (su Ubuntu, sistema emulato):

sudo adduser [username] vboxsf

In questo modo si danno privilegi di accesso all'utente corrente nel gruppo di virtualbox.
Ovviamente al posto di [username] si deve inserire il proprio user nel sistema:
se ad esempio alla sinistra del prompt nel terminale troviamo scritto leo@leo-VirtualBox:~$ , sarà leo.

Per verificare se si è stati aggiunti eseguire (solo per verifica, non necessario):

id [username]

nella lista che compare, dovrebbe esserci anche 999(vboxsf).

E' adesso possibile accedere alla cartella condivisa, nel sistema Guest, al percorso:

Home > Devices > Computer > Media

All'interno potrete trovare tutte le cartelle montate. Quelle di VirtualBox avranno il prefisso "sf_" prima del nome.

Questa procedura potrebbe anche permettere l'uso (sperimentale) del Drag and Drop Bidirezionale.

Come verificare la salute del disco con un controllo SMART (HDD & SSD)

Esistono molti tool per verificare la salute degli hard disk, che rilevano i dati di diagnostica S.M.A.R.T. e segnalano se ci sono dei deterioramenti o altri problemi.

SMART sta per "Self Monitoring Analysis and Reporting Technology" e funziona solo se supportata/abilitata da BIOS/UEFI.

Sappiamo che molte volte questi dati sono da prendere 'con le molle', visto che un test 'passato' non vuol dire che il nostro hard disk stia effettivamente bene. Anzi è capitato in diverse occasioni che un disco 'in rottura' abbia dato comunque risultati SMART buoni.

In ogni caso, se vedremmo in questo test qualcosa di anomalo, non dovremmo pensarci su due volte e cambiare subito il disco.

Esistono delle differenze tra HDD (meccanici) e SSD (solidi), i parametri SMART danno risultati diversi, come riferimento per analisi dettagliate vedere questa lista.

Il tool (HDD & SSD)

Uno dei tool consigliati è il CrystalDiskInfo, scaricabile dal sito ufficiale gratuitamente.

Una volta installato, avremo di fronte la panoramica della diagnostica eseguita, e potremmo essere di fronte a vari scenari.

Di solito apparirà la scritta GOOD, con tutti i pallini celesti accanto ai vari test: in questo caso la salute del nostro hdd potrà essere giudicata buona (notare che comunque non garantisce la presenza di futuri guasti).

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Nel caso dovessero apparire pallini gialli o rossi, con la scritta CAUTION: consigliamo di sostituire al più presto l'hdd.

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Questo tool integra anche altre funzioni (come ad esempio il grafico dell'alimentazione e della temperatura), potrete trovarli nella scheda 'Disk' o in 'Function'.

Il tool (specifico SSD)

Nel caso volessimo monitorare la salute di un disco SSD, esiste un programma apposito.
Si chiama SSDLife (a pagamento, ma prelevabile in versione Trial dal loro sito).

Anche questo programma esegue un controllo SMART, tuttavia oltre ai semplici dati, fornisce anche una visuale di riepilogo molto semplice da leggere: mostra infatti una barra della attuale 'salute' del disco.

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Alternativa

Windows integra anche nativamente un tool SMART basilare: WMIC.
E' possibile eseguire un test dell'hdd senza installare alcun tool e ricevere un OK o un CAUTION.

 1. Aprire un prompt dei comandi come amministratore.

     Su Windows 7 digitare 'cmd' nel menu start,
     cliccare con il destro su cmd.exe e selezionare 'esegui come amministratore'.

 2. Inserire il comando

wmic

     e premere Invio, si avvierà il tool a riga di comando, apparirà:

wmic:root\cli>

 3. Inserire ed eseguire

diskdrive get status

 In questo modo verrà mostrato lo status rilevato dell'hard disk (di solito un OK).

Ripristinare Windows in seguito ad un errore driver o ad un update fallito

Una breve guida per aiutare a resuscitare il PC in caso non si riesca più ad avviare a seguito di aggiornamenti driver dannosi.

NOTA:

questa guida si applica anche nel caso di errore dovuto a installazione driver non compatibili con il sistema.

Errore Blue Bcreen: CRITICAL_SERVICE_FAILED.

 

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Se siete nella condizione di non poter usare il desktop a causa della schermata blu, quello che dovete fare è accedere alla console di ripristino, possono presentarsi tre casi:

  • L'avvio risulta bloccato o su schermata blu, inserite il disco di installazione di Windows e riavviate il computer (in caso forzate lo spegnimento tenendo premuto il pulsante di accensione). Proseguire poi con le procedure sotto.
  • All'avvio del sistema si presenterà automaticamente la schermata di recovery, in tal caso proseguire direttamente con le procedure sotto.
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  • Il sistema parte solo in modalità provvisoria. In realtà siete già a buon punto perché avete comunque accesso a tutte le impostazioni. Potete avviare il prompt da lì. Se volete comunque aprire la console di ripristino, andate sul menu charm e su 'Riavvia il sistema' tenendo premuto il tasto 'Shift'.

 NOTA:

 è possibile riavviare anche il computer in modalità di 'avvio avanzato' con il comando (tramite prompt dei comandi cmd.exe)

 shutdown.exe /r /o /f /t 0

 

Una volta in modalità ripristino avrete questa schermata, andate su risoluzione dei problemi

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Andate su opzioni avanzate

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Il menu sarà questo

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 Adesso possiamo passare al ripristino vero e proprio, da questa fase è possibile:

  • Avviare un ripristino configurazione di sistema, utilizzando un punto di ripristino precedente, nel caso questo non risolvesse il vostro problema passate al punto successivo
  • Ripristinare un immagine di sistema (che dovete aver precedentemente salvato da qualche parte), nel caso non l'abbiate fatta passate al punto successivo
  • Tentare un ripristino automatico per l'avvio di Windows. Questo non sempre funziona, soprattutto con problemi driver.
  • Usare il prompt dei comandi.

 

Usare il prompt per ripristinare

NOTA: è possibile dare questi comandi, oltre che da console di ripristino, anche da prompt a Windows avviato o da prompt in modalità provvisoria.

Una volta aperto il prompt di ripristino, noterete che state agendo sulla lettera di unità X:

Dobbiamo passare alla vera unità dove risiede il sistema operativo (X: è il montaggio della console di ripristino), ecco una sequenza di comandi per passare alla lettera corretta

X:\windows\system32>
X:\windows\system32>cd..
X:\windows>cd..
X:\>D:
D:\>

siamo passati a D: perché molte volte il sistema viene montato lì. Ma potrebbe essere anche C: o E:, per verificare di essere veramente nella partizione di sistema basta dare il comando dir

D:\>dir

apparirà una lista di cartelle, se corrispondono a quelle della radice Windows (program files, program files (x86), Windows, ecc..) allora siamo nella lettera corretta.

Adesso dobbiamo riportarci dentro a system32

D:\>cd Windows\system32
D:\windows\system32>

In questo modo possiamo accedere ai file di sistema.

Per disinstallare un update manualmente, dobbiamo conoscerne il codice (KBxxxyyy), possiamo elencare gli update installati con

wmic qfe list brief

nota: possiamo anche salvare una copia su file con i comandi

wmic qfe list brief /format:htable > "%USERPROFILE%\hotfix.html"
wmic qfe list brief /format:texttablewsys > "%USERPROFILE%\hotfix.txt"

che produrranno rispettivamente un file html o un file txt e lo salveranno nella cartella dell'utente.

In ogni caso la lista completa dei comandi WMIC è reperibile qui.

 

L'output a video sarà simile al seguente:

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Adesso possiamo procedere alla disinstallazione selettiva degli ultimi update. Scorrere l'elenco e segnarsi i codici dei KB per i quali il sistema sembra essere andato in crash.

Procedere alla rimozione selettiva (ROLLBACK):

wusa /uninstall /kb:{update ID}
esempio: wusa /uninstall /kb:980311

L'update sarà disinstallato (è possibile rimuovere tutti quelli che vogliamo).

Adesso provare a riavviare il PC e vedere se l'errore è stato corretto. (chiudere il prompt)


Alternative

Nel caso venisse ancora la schermata blu all'avvio, tornare sul prompt di ripristino, e provare ad eseguire uno scannow:

D:\windows\system32>sfc /scannow

per fare eseguire un check totale di file danneggiati/di dati corrotti o che impediscono il corretto funzionamento del sistema.

 

Se neanche questo funziona è possibile provare ad affidarsi ad uno scandisk completo (stavolta da X:)

X:\windows\system32>chkdsk D: /f /r /x

scandisk con opzione di ripristino settori danneggiati, e con forzato smontaggio dell'unità.

NOTA: inserire la lettera di unità in cui è realmente il sistema operativo, seguendo le prime fasi di questa guida.

 

Se il sistema non parte neanche dopo queste ultime procedure, credo che rimanga solamente l'opzione della formattazione e installazione pulita dell'intero sistema. Dopo ovviamente aver fatto un backup dei propri dati (seguire le guide apposite).

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